Il codice CIN per gli affitti brevi: cos'è, dove esporlo, cosa si rischia
Il Codice Identificativo Nazionale è obbligatorio dal 1° gennaio 2025 per chi affitta per brevi periodi in Italia. Come funziona, dove va indicato e le sanzioni.
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Chi affitta una casa per vacanze in Italia ha visto arrivare in pochi anni parecchie regole nuove. Il CIN è una delle più importanti, perché riguarda tutti: dal proprietario con un solo appartamento alla società che ne gestisce decine. Ecco i punti essenziali.
Cos'è il CIN
Il CIN, Codice Identificativo Nazionale, è stato introdotto dall'articolo 13-ter del DL 145/2023. Serve a identificare in modo univoco, a livello nazionale, ogni unità immobiliare destinata alla locazione per finalità turistiche o alla locazione breve, e le strutture ricettive. Affianca o sostituisce i codici regionali che molte regioni avevano già introdotto.
Lo rilascia il Ministero del Turismo attraverso la BDSR, la Banca Dati delle Strutture Ricettive e degli immobili in locazione breve.
Da quando è obbligatorio
Dopo una proroga del Ministero, l'obbligo è in vigore per tutti dal 1° gennaio 2025. Se affitti per brevi periodi e non l'hai ancora richiesto, è la prima cosa da fare.
Dove va indicato
Il CIN non basta averlo: va mostrato.
- in ogni annuncio, su qualsiasi portale o sito, compreso il tuo;
- all'esterno dell'immobile, in modo visibile.
Secondo le fonti fiscali, il CIN va indicato anche nella dichiarazione dei redditi: nel 730/2026 e nel modello Redditi PF 2026 per i redditi del 2025.
Le sanzioni
La normativa prevede sanzioni sia per chi non richiede il CIN sia per chi lo ha ma non lo espone. Le cifre più citate arrivano fino a 8.000 € per unità immobiliare (si parla di importi tra 800 € e 8.000 € per la mancata richiesta), con sanzioni più basse per la sola mancata esposizione. Gli importi esatti e i casi specifici vanno verificati sul testo della norma o sul portale del Ministero del Turismo: non affidarti solo a quello che leggi online, incluso questo articolo.
Le piattaforme e il regolamento europeo
C'è anche una novità europea. Il Regolamento UE 2024/1028 sulla raccolta e la condivisione dei dati relativi agli affitti brevi, che secondo le fonti di settore è pienamente applicabile dal 20 maggio 2026, chiede alle piattaforme di verificare i codici di registrazione degli annunci e di rimuovere quelli senza un codice valido. In pratica: un annuncio senza CIN rischia di sparire da Airbnb e Booking.
Perché conviene anche agli ospiti
Il CIN è anche un segnale di affidabilità. Chi prenota direttamente dal proprietario può controllarlo, e lo consigliamo nella nostra guida per gli ospiti su come prenotare direttamente in sicurezza. Un proprietario che lo espone in modo chiaro, anche sulla propria pagina di prenotazione, parte avvantaggiato.
In pratica
- Accedi alla BDSR del Ministero del Turismo e verifica se il tuo immobile ha già un codice (a volte deriva da quello regionale).
- Se non ce l'hai, richiedilo.
- Aggiungilo a tutti gli annunci e alla tua pagina di prenotazione diretta.
- Esponilo all'esterno dell'immobile.
- Ricordati di indicarlo in dichiarazione.
Se stai organizzando le prenotazioni dirette per la tua casa, leggi la guida pratica per i proprietari.
Domande frequenti
Cos'è il CIN?
È il Codice Identificativo Nazionale introdotto dall'art. 13-ter del DL 145/2023 per gli immobili affittati per soggiorni brevi o turistici. Lo rilascia il Ministero del Turismo tramite la BDSR.
Da quando è obbligatorio il CIN?
Dal 1° gennaio 2025, dopo la proroga stabilita dal Ministero del Turismo.
Dove devo esporre il CIN?
In ogni annuncio, su qualsiasi piattaforma o sito, e all'esterno dell'immobile. Va indicato anche nella dichiarazione dei redditi.
Cosa succede se non ho il CIN?
Sono previste sanzioni, che secondo le fonti più citate arrivano fino a 8.000 € per unità. Inoltre, con il regolamento UE sugli affitti brevi, le piattaforme devono rimuovere gli annunci senza un codice valido.